Crisi e investimenti
L’Italia è diventato il bersaglio facile di un attacco rivolto alla moneta unica, il nostro Paese paga oggi il conto di atavici
problemi, piuttosto che gli effetti di andamenti congiunturali che peraltro non appaiono così disastrosi.
L’ottima performance delle esportazioni, la gestione forzosamente rigorosa del deficit e la solo modesta flessione
dei consumi privati, seppure a scapito di una brusca flessione della propensione al risparmio e di una contestuale
accelerazione di quella dell’indebitamento, restituiscono un quadro che non giustifica l’improvvisa diffidenza registrata
negli ultimi mesi sui mercati finanziari.
Se l’evoluzione delle principali macro grandezze rappresenta un’importante leva anti panico, a destare preoccupazione
sono la crescente fragilità di famiglie e imprese, su cui inevitabilmente pesa il conseguente innalzamento degli spread.
Il brusco innalzamento del costo del credito da un parte, la strategia di autotutela posta in essere dagli istituti di credito,
dall’altra, privano la domanda di un sostegno divenuto in molti casi imprescindibile.
All’autoselezione della domanda immobiliare, riconducibile al differimento delle scelte di investimento, si associa,
dunque, la scelta di alleggerimento dell’esposizione bancaria verso il comparto che finisce, inevitabilmente,
per penalizzare la liquidità del mercato e, con esso, delle garanzie su cui gli stessi istituti sono esposti.
Si rischia, così, l’entrata in un circolo vizioso recessivo la cui durata potrebbe risultare tutt’altro che breve.
Non vi sono dubbi che il costo di mutui debba essere commisurato all’onerosità, e all’effettiva rischiosità,
calcolata in base all’andamento delle prospettive economiche generali, ma è altrettanto evidente che una chiusura
indiscriminata dell’accesso al credito finisca per alimentare le prospettive negative che si vogliono scongiurare.