L'Euribor sale, mutui più cari
Non passa giorno in cui le agenzie non ricordino che l'Euribor viaggia ai massimi da oltre due anni. E in effetti il tasso interbancario a 3 mesi
valeva ieri l'1,54% (1,32% per la scadenza a un mese), livelli che non si vedevano dal marzo 2009.
Ma se questa non è certo un buona notizia per le famiglie con un mutuo a tasso variabile, che proprio in questi giorni (in concomitanza
con la fine del mese, del trimestre o addirittura del semestre) si vedono addebitare rate più elevate del 5-7% rispetto a un anno fa, chi
ha il prestito indicizzato può in parte consolarsi: i rincari per i prossimi 12 mesi saranno probabilmente meno accentuati rispetto a quanto
si poteva temere la scorsa primavera.
L'Euribor segue infatti le mosse sul costo del denaro della Banca centrale europea (Bce), che ha aumentato i tassi dall'1% all'1,25% in aprile e
si appresta a effettuare (salvo imprevedibili sorprese) una stretta di pari misura nella riunione di giovedì prossimo. Ma oltre questo appuntamento
Jean-Claude Trichet e soci potrebbero prendersi una pausa di riflessione e restare alla finestra per qualche mese: prova ne sia che gli analisti
si attendono in media un solo ulteriore incremento (sempre di 25 punti base, fino all'1,75%) per i tassi europei entro fine anno quando qualche mese
fa ne prevedevano due.
Colpa (o merito, a seconda dei punti di vista) soprattutto delle difficoltà della Grecia e delle possibili ripercussioni sulla stabilità dell'intero
sistema finanziario europeo, che non gode di certo di ottima salute come dimostrano le altre misure straordinarie (l'asta di finanziamento ad
ammontare illimitato, per esempio) che Francoforte mantiene tuttora in vigore come rete di protezione per le banche. Se non fosse per la questione
dei debiti sovrani la Bce, che ha come unico obiettivo statutario il contenimento dell'inflazione, avrebbe già fatto la voce grossa.
Invece l'Euribor nicchia: salgono ogni giorno i valori rilevati, ma si affievoliscono le aspettative. I rendimenti impliciti dei contratti
future sulla scadenza a 3 mesi proiettano i tassi interbancari all'1,72% a settembre, all'1,86% a dicembre e al 2,17% a fine 2012. Valori inferiori
di 40-70 punti base rispetto a quelli che si prevedevano a marzo, quando la Bce sembrava avviata verso un ciclo di strette monetarie. Se le
indicazioni provenienti dai mercati dovessero trovare conferme, l'aumento delle rate nell'arco dei prossimi 12 mesi potrebbe essere circoscritto
al 4-5%. Crisi greca permettendo. (Ma. Ce.)
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